Ho le mani piccole

SAN FRANCESCO 3

Ciao,

se pensi di avere la mano troppo piccola per suonare il pianoforte devi essere tranquillo perchè è perfettamente normale.

Le caratteristiche della mano variano da persona a persona, può essere più o meno flessibile. Dipende dalle proprie caratteristiche fisiche e da quanto è stata allenata nel corso del tempo.

Generalmente la mano riesce a prendere un’ottava (otto note, per esempio le note comprese da un do ad un altro do immediatamente successivo) e  riesce a prendere una nona o una decima.

Nella maggior parte dei brani musicali che superano l’intervallo di decima si usa il segno dell’arpeggio che si esegue con il pedale destro di risonanza.

Per un livello base di pianoforte il problema della mano piccola non esiste. Dopo il livello base,
se si vuole continuare a studiare il pianoforte, e del resto come ho fatto io,  si scelgono brani che si adattano alla estensione della propria mano.
Anche una mia ex insegnante ha le mani piccole eppure è una bravissima concertista.

I compositori non scrivono tutti allo stesso modo, per esempio Mozart scriveva in modo contenuto mentre Liszt scriveva in modo più ampio.

E’ comunque possibile allenare la propria mano per aumentarne la distanza e l’ampiezza. Devi però fare gli esercizi giusti e nel modo corretto altrimenti potresti avere problemi alla mano.

Sappi che Schumann si è rovinato la carriera di pianista.
Aveva utilizzato un sistema, non corretto, per costringere le sue dita a raggiungere più ampie articolazioni,
è rimasto per un po’ di tempo paralizzato alla mano destra e dopo la guarigione non è più riuscito a suonare con la sicurezza di prima.
Mentre Liszt si è rotto la mano per aumentare la forza delle dita.

 Ecco il pensiero di Heinrich Neuhaus a proposito delle mani piccole:

“Mani grandi e agili, purchè governate da una testa ben organizzata, ottengono più facilmente l’elasticità, la flessibilità, la naturalezza. Alle mani non grandi, con poca possibilità di estensione è ovviamente molto più necessario che alle mani grandi ricorrere ai movimenti del polso, dell’avambraccio e della spalla,….

Ma non tutti i mali vengono per nuocere: a volte proprio le persone dotate di mani non grandi e difficili, appunto per questo, capiscono meglio la natura del pianoforte e del proprio corpo “pianistico”, in confronto ad altri con le mani grandi e grandi ossa……

Certo una mano piccola non raggiungerà mai quella sensazione di libertà (e di potenza), io direi di “possanza” e di “potere”, propria delle mani grandi, che prendono senza disagio e senza sforzo gli accordi più ampi e complessi: immaginatevi per esempio la zampa da leone di Anton Rubinstejn, o le enormi, e potenti mani di Rachmaninov.

Le mani piccole non riusciranno in tali casi a nascondere i trucchi studiati per anni (con l’aiuto delle facoltà intellettuali), e la capacità di “arrangiarsi in condizioni difficili”; per farla breve, chi ha una mano piccola trasforma i propri difetti in pregi: questa, certamente, è una vittoria dello spirito sulla carne e perciò ha un particolare valore……Io spesso predico ai miei allievi che suonino prima con la testa e con gli orecchi, e solo in un secondo momento con le mani, e aggiungo che con “brutte” mani si può suonare molto bene, e con “buone” mani si può suonare molto male….

Voi avrete visto i calchi delle mani di Liszt, di Anton Rubinstejn e di altri. Guardate la mani dei nostri più valenti pianisti-virtuosi moderni: Richter, Gilels, Horowitz….Vi convincerete a prima vista di quanto queste mani siano adatte in modo particolare, raro ed eccezionale a suonare il pianoforte ad alto livello.

La formazione di queste mani eccezionali è duplice: in primo luogo, l’uomo nasce col talento e con mani eccellenti (e questo, come è noto, non dipende da noi), in secondo luogo, visto che ha talento, cioè ama suonare e vuole suonare (e il talento, ripeto, è una passione), suona molto, suona con dedizione, con regolarità e come si deve, e perciò sviluppa nel modo migliore le sue mani, già bellissime per natura (e ciò dipende da noi).

In questo modo un vero pianista diventa quello che è: se i pianisti con mani inadeguate non possono nel primo punto, che lo imitino nel secondo, e i buoni risultati non tarderanno a mostrarsi.” (L’arte del pianoforte, Rusconi 1997, 158-159)

A presto!
Gabriella

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