Il talento da solo non basta

Ciao,

Il talento da solo non basta:
il grande pianista e didatta Einrich Neuhaus ce lo ricorda:
“Si dice che il celebre pianista Tausig, rientrando dopo il concerto,
amasse suonare tutto il programma da lui eseguito molto leggero e non veloce.
Esempio degno di imitazione!
Leggero significa: estremamente concentrato, attento, coscienzioso, preciso, scrupoloso,
con un suono bello, tenero.
Splendido regime non solo per le dita, ma anche per l’orecchio, correzione immediata
di imprecisioni e casualità sorte nell’eccitazione del concerto!”

A presto!
Gabriella

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Non esiste un unico modo di sedere

Ciao,

“COME SEDERE.
Esaminando il modo più corretto di sedere al pianoforte abbiamo a che fare con due ordini di fattori: costanti, e variabili. All’ordine di fattori costanti appartengono le dimensioni e la forma del pianoforte e l’altezza della tastiera da terra. All’ordine di fattori variabili appartengono tutti i dati relativi all’esecutore. Non soltanto la sua altezza e il peso, ma anche le proporzioni della sua anatomia, che hanno la possibilità di variazione infinita. La dimensione e la forma delle sue dita, delle mani, dell’avambraccio, del braccio, del torso, sono tutte cose che influiscono sulla ricerca della posizione ideale davanti al pianoforte. Anche se due persone sono alte esattamente uguali può darsi che l’altezza dello sgabello debba essere regolato diversamente.Per quanto esse siano della stessa altezza, se è diversa la lunghezza delle loro braccia o la proporzione tra gambe e busto, le loro mani e le loro dita si troveranno in posizione differente. Ovviamente non esiste un solo modo di sedere sullo sgabello; è per questo che sono stati inventati gli sgabelli regolabili.
STABILITA’, MOBILITA’.
Invece di dare delle regole precise, mi pare più opportuno formulare alcuni principi e affidarli alla vostra riflessione. Per mantenere il nostro equilibrio durante l’esecuzione, noi abbiamo bisogno sia di stabilità che di mobilità, e dobbiamo far sì che questo equilibrio ci costi il minore sforzo possibile.Dicendo stabilità intendo una posizione del tutto sicura e confortevole, dicendo mobilità intendo una posizione che ci permetta di muoverci liberamente senza sforzo lungo tutta la tastiera.La maggior parte del peso del corpo grava sullo sgabello, ma parte di esso poggia sui piedi, specialmente quando il corpo è in movimento.Quando le nostre mani e le braccia si muovono, l’equilibrio cambia, sia pure leggermente. Il corpo asseconda le mani e le braccia portandole nella posizione più vantaggiosa per l’esecuzione di ogni singolo passaggio.
EQUILIBRIO
Questo significa, naturalmente, che l’equilibrio cambia di continuo. Il più delle volte il cambiamento è minimo, o addirittura impercettibile eppure se non compissimo quel movimento impercettibile ci troveremmo in equilibrio imperfetto. E un corpo in posizione di non equilibrio avvertirà presto una certa tensione sia nel torso che nelle braccia e nelle gambe.
Come ho già più volte ripetuto, mentre un mutamento di posizione garantisce praticamente un certo sollievo ai muscoli contratti. La vera ragione che ci spinge a cercare sempre uno stato di equilibrio è che possiamo rimanere in quella posizione con un minimo sforzo. Ogni spostamento provoca un mutamento delle condizioni di equilibrio, che va ristabilito con un adeguato spostamento di altre parti del corpo. L’immobilità totale non serve, perché non esiste musica senza movimento, e dove vi è movimento vi è anche un mutamento delle condizioni di equilibrio. Dobbiamo sedere al pianoforte in uno stato di continua mobilità, mai però superiore al necessario. Sia la tensione generata da una posizione fissa, sia una mobilità eccessiva non fanno altro che produrre uno spreco di energia. Pertanto, sia durante i momenti di immobilità sia quando ci muoviamo, dobbiamo cercare di essere sempre in uno stato di perfetto equilibrio.
NON ESISTE UN UNICO MODO DI SEDERE.
Non esistono due pianisti che siano identici al pianoforte. Se osserviamo Horowitz, e il suo inconfondibile e supereconomico modo di suonare, ancorato seppur mobile al pianoforte, mentre esegue i più ardui e spericolati passaggi; o Richter, continuamente ondeggiante anche quando suona le più semplici e agevoli melodie, troviamo che essi hanno una sola cosa in comune: il loro assoluto e naturale senso dell’equilibrio e della coordinazione. Siedono e si muovono in modo completamente diverso, ma ciascuno di loro traendo il meglio della propria costituzione e dai propri riflessi.
I PIEDI
Quando ci spostiamo da un’estremità all’altra del pianoforte, i piedi ci aiutano a mantenere il corpo in equilibrio o spostando un piede nella direzione opposta a quella in cui si muove il corpo, o girando nella stessa direzione del calcagno, che così funge da supporto.
LO SGABELLO
Ogni pianista deve sistemare lo sgabello a suo piacimento sia per quello che riguarda la sua altezza sia per quello che riguarda la distanza dal pianoforte. Se il suonare risulterà agevole e normale, la posizione sarà giusta. Molti eccellenti pianisti hanno l’abitudine di sedere molto bassi, e sono purtuttavia in grado di trasferire sulla tastiera tutta la forza e l’abilità necessarie. E lo stesso accade per quelli che siedono invece molto in alto. Una regola generalmente accettata sembra essere quella di mantenere l’avambraccio perfettamente orizzontale e allo stesso livello della tastiera, ma neanche questa semplice regola ha valore universale. Per esempio, se la parte superiore del braccio è più corta della norma, è preferibile che l’avambraccio si disponga con un determinato angolo rispetto alla tastiera, e se la parte superiore del braccio è invece più lunga, il gomito (avambraccio) può venire a trovarsi più al di sotto della posizione orizzontale. L’unica regola valida è insomma quella di suonare nel modo più agevole e confortevole possibile. Quando suoniamo brani come lo Studio Op. 10 n. 1, o l’Op.25 n. 12 di Chopin, nei quali le note della melodia principale e del basso sono collocate molto a sinistra della tastiera, ci troveremo più a nostro agio muovendo un poco lo sgabello verso sinistra. Sarà in questo modo più facile piegarsi in avanti e verso destra, piuttosto che se ce ne stiamo seduti al centro con il rischio di trovarci continuamente sbilanciati ondeggiando da destra a sinistra. Dal momento che il piede sinistro non ha niente da fare sul pedale sinistro, potrà tranquillamente assumere una posizione in grado di sostenere il corpo e di garantire il necessario equilibrio.
La facilità l’agevolezza, la comodità nell’esecuzione hanno la precedenza su ogni altro fattore, perché se il corpo non è ben sostenuto e ben equilibrato, il diaframma e gli altri muscoli del nostro corpo dovranno operare uno sforzo particolare; questo sforzo, e la tensione e l’irrigidimento che ne conseguono influenzeranno la nostra respirazione e la nostra tecnica, ed anche se questo handicap è difficilmente visibile, esso esiste ed ha un suo prezzo. Durante le innumerevoli ore che passiamo studiando, ogni attività inutile si somma in un rilevante dispendio di preziosa energia. Dobbiamo usare il massimo rigore nell’evitare e nel correggere questo trabocchetto della tensione muscolare.Tanto più che una continua tensione muscolare interna degenera facilmente in una dannosa cattiva abitudine.”
Gyorgy Sandor – Come si suona il pianoforte

A presto!
Gabriella

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4 minuti, 33 secondi

Ciao,

Quattro minuti, trentatré secondi è la composizione più famosa del compositore sperimentale statunitense John Cage.

E’  stata composta nel 1952 per qualsiasi strumento musicale. Sullo spartito il compositore dà istruzione all’esecutore di non suonare per tutta la durata del brano: esattamente 4 minuti e 33 secondi. E’ in tre movimenti: il primo tempo è di 30 secondi, il secondo di 2 minuti e 23 secondi, il terzo di 1 minuto e 40 secondi; il totale dei secondi di silenzio, dà il titolo all’opera.

Di solito viene percepita come quattro minuti e trentatré minuti di silenzio, ma si presume che il compositore abbia voluto dare importanza ai suoni emessi dall’ambiente in cui viene eseguita.

A presto!
Gabriella

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Alleluia!

Buon divertimento!

Monaci silenziosi interpretano l’Alleluia.

“Händel metteva il Messiah nei programmi dei concerti sempre nel periodo della Quaresima o di Pasqua, seguendo il testo che si basa specialmente nella terza parte sui concetti di risurrezione e redenzione.
Ancora ai tempi di Händel era d’uso a Dublino eseguire nelle sale da concerto l’oratorio nel periodo dell’Avvento. Questa tradizione si estese presto specialmente nei paesi anglosassoni.
In seguito l’oratorio qualche volta venne suddiviso: nei concerti natalizi spesso si rappresentava solo la prima parte e l’Hallelujah, mentre a pasqua si suonavano le parti che riguardano la Risurrezione.
L’aria del Soprano I Know that my Redeemer Liveth è tuttora spesso cantata nelle messe funebri.
Il brano più celebre dell’oratorio è l’Hallelujah, che conclude la seconda delle tre parti dell’opera. La melodia dell’Halleluja venne poi ripresa dallo stesso Händel nel concerto per organo e orchestra HWV 308. In alcuni Paesi è d’uso che il pubblico si alzi in piedi durante questa parte dell’esecuzione. La tradizione vuole che il re Giorgio II, quando sentì questo coro per la prima volta, era così agitato che balzò in piedi, seguito da tutti gli altri.” Wikipedia

A presto!
Gabriella

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Nina Simone

Ciao,

Nina Simone è stata una delle più grandi cantanti afroamericane del ventesimo secolo. Autrice e interprete, si schierò in prima linea nelle battaglie per i diritti civili.
“Diverse canzoni testimoniano di questo impegno, a partire da Mississippi Goddamm, scritta per reazione all’omicidio di quattro ragazze in un attentato dinamitardo a sfondo razziale presso Birmingham, eseguita in pubblico la prima volta alla Carnegie Hall nel 1964 e il cui linguaggio esplicito di protesta le vale il fatto di non essere trasmessa da diverse stazioni radio.” Wikipedia

A Presto
Gabriella

 

 

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Zic Zazou

Ciao,

gli Zic Zazou non sono solo musicisti, sono anche comici, cantanti, artigiani, inventori.
I nove musicisti compongono la loro musica, esplorano le infinite possibilità di oggetti melodici e ritmici che riciclano o creano.

A presto!
Gabriella

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Tom Thum

Ciao,

Una orchestra in bocca: Tom Thum imita con la voce strumenti musicali con creatività e divertimento.
“La ricerca di questa folle passione mi ha permesso di vedere tanti posti meravigliosi nel mondo. Vorrei condividere con voi le mie esperienze. Vorrei accompagnarvi in un viaggio attraverso i continenti e attraverso il suono…..”

A presto!
Gabriella

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Ezio Bosso

Ciao,

il grande musicista Ezio Bosso si racconta:

“I sorrisi avvicinano più dei passi e aprono più porte delle chiavi.”

http://www.huffingtonpost.it/2017/12/11/ezio-bosso-a-i-dieci-comandamenti-i-sorrisi-avvicinano-piu-dei-passi-e-aprono-piu-porte-delle-chiavi_a_23303355/

A presto!

Gabriella

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Le cadute

Ciao,
la caduta della mano è un elemento tecnico. Per eseguire le cadute devi avere il braccio rilassato. Il rilassamento è alla base della tecnica pianistica.
Si esegue sollevando dolcemente il polso in senso verticale, non obliquo, poi lo si lascia cadere a “peso morto” si ottiene così un suono con la sola forza di gravità.
La caduta è costituita da tre momenti:
1) Il sollevamento del polso in senso verticale con le dita della
mano che pendono verso i tasti.
2) Caduta. Si lascia cadere il polso con il braccio rilassato lasciandosi andare alla forza di gravità.
3) Contatto delle dita sui tasti.
Con il contatto c’è un leggero irrigidimento che non deve
durare molto.
Devi abbassare leggermente il polso un poco sotto il livello
della tastiera così da ammortizzare l’impatto con la tastiera stessa.

– Esercitati prima senza cadere a peso morto, ma solo eseguendo il movimento del polso in su e in giù lentamente.
– Lascia cadere la mano a peso morto senza scegliere un tasto preciso e senza scegliere un dito preciso.
– Scegli un tasto e dito precisi.

– Solleva il polso in senso verticale, lascia cadere il polso e con il dito medio abbassa il             tasto mi
– Con il pollice abbassa il tasto do con meno forza, solleva il polso, lascia il tasto senza             muovere il pollice.


A presto!
Gabriella

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Legatura

Ciao,
la legatura è una linea curva posta su due o più note,
indica che le note comprese nel suo arco devono essere suonate in modo legato.
Alla fine della legatura si alza dolcemente il polso (respiro).
Legatura di frase:
E’ una linea curva che abbraccia più suoni e definisce la frase musicale.
Legatura di espressione:
Unisce due o più incisi (battute), oppure mette in evidenza un disegno ritmico.
Legatura di portamento:
Unisce due suoni che si trovano su due gradi diversi e indica che si devono suonare in modo legato, senza interruzioni cioè senza stacco fra un nota e l’altra.
Quando le due note sono di durata uguale o la prima nota è più lunga della seconda si esegue la prima nota più forte, la seconda meno forte e la seconda nota non deve essere legata alla successiva. Si esegue con un movimento di caduta sulla prima nota e si solleva dolcemente il polso dopo avere eseguito la seconda nota.
Frasi musicali:
La frase è una idea musicale-melodia.
Di solito una melodia è composta da una frase-domanda che termina su una nota diversa dalla tonica, e da una frase-risposta che termina invece sulla tonica.
Le legature dividono la musica in frasi. (Non sempre le frasi sono esattamente segnate).
La parte più piccola del discorso musicale si chiama inciso.
L’inciso di solito occupa una misura o è a cavallo di due misure.
Due incisi (2 battute) formano una semifrase
Due semifrasi (4 battute) formano una frase
Due frasi (8 battute) formano il periodo musicale o frase compiuta.


A presto!
Gabriella

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Accordo

Ciao.
un accordo è formato da tre o più note suonate contemporaneamente disposte per intervalli di terza.
L’accordo prende il nome dalla nota inferiore (fondamentale).
Tutte le note possono essere la fondamentale di un accordo.
L’esecuzione simultanea di due suoni non forma un accordo ma un intervallo armonico chiamato bicordo.
Gli accordi principali di una tonalità sono quelli costruiti sul I, IV, V gradino.
Ad esempio tonalità di Do maggiore: primo gradino do, quarto gradino fa, quinto gradino sol.
L’accordo può essere maggiore o minore.
Accordo maggiore
Prendo ad esempio l’accordo di do maggiore: è costituito da due terze sovrapposte con le note do mi sol.
Tra la nota do e mi si forma un intervallo di terza maggiore (due toni).
Mentre tra la nota mi e sol si forma un intervallo di terza minore (un tono più un semitono).
Accordo minore
Se si abbassa di un semitono la seconda nota dell’accordo maggiore, l’accordo diventa minore.
Tra la nota do e il mi bemolle si forma un intervallo di terza minore (un tono più un semitono),
mentre tra la nota mi bemolle e sol si forma un intervallo di terza maggiore (due toni).
Se si innalza di un semitono la seconda nota dell’accordo minore, l’accordo diventa maggiore.

Accordo di settima di dominante
E’ un accordo costruito sul quinto gradino della scala a cui si aggiunge la settima nota.
Ad esempio il quinto gradino della scala di do è sol, partendo dalla nota sol si contano sette note. Perciò l’accordo di settima di dominante nella tonalità di do maggiore è costituito dalle note sol, si re, fa.

Accordo (triade) rivoltato
Qualsiasi accordo in posizione fondamentale può essere rivoltato (disposto in modo diverso).
Si sposta la nota fondamentale nella parte superiore o nella parte centrale.
L’accordo in posizione fondamentale è formato da due terze sovrapposte,
l’accordo di primo rivolto è formato da un intervallo di terza e un intervallo di quarta,
l’accordo di secondo rivolto è formato da un intervallo di quarta e uno di terza.

Arpeggio
Le singole note di un accordo invece di essere suonate insieme si eseguono una dopo l’altra.
Possono essere eseguite dal grave all’acuto e viceversa.
A presto!
Gabriella

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Il metronomo

Ciao,

il metronomo è uno strumento meccanico che scandisce il tempo con precisione. Ha una scala graduata da 40 a 208.
Impostandolo ad esempio sul numero 100 il metronomo darà in un minuto 100 oscillazioni/battiti.
Il compositore per indicare l’andamento voluto (lento, andante moderato, allegro ecc.), all’inizio della composizione pone un numero accanto a una nota musicale. Alla nota musicale corrisponde il battito del metronomo (valore nota=un battito metronomo).
Serve per misurare il tempo, per verificare con precisione la velocità di esecuzione, aiuta ad evitare di rallentare o accelerare.
Ti consiglio il metronomo digitale, è più preciso rispetto a quelli a carica manuale.


A presto!
Gabriella

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Il trasporto

Ciao,
trasportare significa suonare/cantare in una tonalità differente da quella scritta. Si suonano/cantano note diverse ma gli intervalli tra di esse rimangono esattamente gli stessi.
Uso del trasporto per lo sviluppo dell’orecchio
Roberto Goitre aveva visto in Ungheria che per merito di Kodaly tutti sapevano leggere la musica a prima vista. Quando è ritornato in Italia ha creato un metodo (Do mobile) le cui radici si ritrovano in Guido d’Arezzo, riprese poi da John Curwen e da Kodàly.
Do mobile significa spostamento della posizione del Do che per questo motivo viene chiamato mobile. Si fissa sul rigo la posizione del Do in posti diversi rispetto a quello della tonica del brano. I suoni si indicano in base alla loro posizione nella scala anziché in base alla loro altezza assoluta. Ciò consente di riconoscere gli intervalli con più facilità. Si cambia il nome alla tonica (il primo gradino di ogni scala) in Do e di conseguenza anche le altre note cambiano nome. Si cantano le note all’altezza della tonalità di partenza ma si pronunciano le note considerando come tonica Do.
Vedi esempio Do mobile: Fa maggiore (posizione Fa4) note Fa La Do.
Si cantano le note all’altezza in posizione Fa4: Fa (tonica) La (mediante) Do (dominante).
Ma si cantano pronunciando le note: Do (tonica) Mi (Mediante) Sol (dominante).
Cioè la tonica di qualsiasi tonalità sarà sempre Do
la sopratonica Re
la mediante Mi
la sottodominante Fa
la dominante Sol
la sopradominante La
la sensibile Si.
Semplificando:
Ogni brano si trasporta in Do maggiore se il brano è maggiore e si trasporta in La minore se il brano è minore, pur cantando le note all’altezza della tonalità di partenza.


A presto!
Gabriella

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Il ritmo

 


Ciao,
il ritmo è una successione regolare di accenti forti e deboli corrispondenti al numero di movimenti-tempi, disposti in una misura.
Il ritmo può essere:
Binario con 2 accenti: forte, debole (marcia)
Ternario con 3 accenti: forte, debole, debole (valzer)
Quaternario con 4 accenti: forte, debole, mezzo forte, debole.
L’accentuazione dei singoli tempi della battuta ci fa riconoscere il ritmo. Il primo tempo di una battuta è sempre accentato. I tempi accentati si chiamano forti, i tempi senza accento deboli.
Ci sono due tipi di accenti ritmici: accenti principali (forti, deboli e mezzoforti)
accenti secondari (sono sulle suddivisioni di ogni movimento).

Levare
Il brano musicale può iniziare con la battuta incompleta, cioè con meno tempi di quelli dell’indicazione di tempo. Di solito i tempi mancanti si trovano nell’ultima battuta del brano. La nota o gruppi di note che precede la prima misura completa di un brano musicale si chiama anacrusi.

Sincope
Indica lo spostamento dell’accento ritmico e si ha quando il suono invece di iniziare sul tempo forte comincia sul tempo debole della battuta e si prolunga sul tempo forte successivo.
Quindi il suono che comincia su un tempo debole e prosegue su un tempo forte si chiama sincope.
Dal tempo forte l’accento si sposta sul tempo debole.
Perciò suonare una sincope significa mettere in evidenza o accentare i tempi deboli di una misura.
La sincope può iniziare anche sui tempi deboli delle suddivisioni dei tempi.
Ad esempio in una battuta con tempo due quarti:
croma/semiminima/croma (ottavo/quarto/ottavo)
Si crea così un modello ritmico che è breve – lungo – breve.
A presto!
Gabriella

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Gli abbellimenti

Ciao,
gli abbellimenti si rappresentano con simboli particolari oppure con note più piccole rispetto alla normale scrittura musicale.
Gli abbellimenti principali sono: l’appoggiatura, l’acciaccatura, il mordente, il gruppetto, il trillo e l’arpeggio.
La corretta esecuzione varia in base allo stile dell’epoca, all’autore e al carattere del brano.
Nel brano Per Elisa c’è un abbellimento: l’acciaccatura.
Le acciaccature sono note scritte più piccole e si eseguono velocemente.
L’acciaccatura semplice (una sola nota) è attraversata da una barra (/).
Le acciaccature doppie e triple si eseguono come le acciaccature semplici, ma la velocità di esecuzione dipende dall’andamento del brano.
L’acciaccatura può essere eseguita in battere o in levare:
nella musica antica e classica si esegue in battere,
nella musica romantica si esegue leggermente in levare.
L’appoggiatura è una piccola nota scritta prima del suono reale, sottrae il suo valore alla nota su cui è posta
Il mordente può essere semplice, doppio, inferiore e superiore. Toglie il valore alla nota su cui è posto.
Mordente semplice: si esegue la nota superiore, la nota su cui è posto, la nota superiore, la nota su cui è posto.
Mordente inferiore semplice (è attraversato da una linea verticale): si esegue la nota su cui è posto, la nota inferiore e di nuovo la nota su cui è posto.
L’arpeggio è rappresentato da una serpentina verticale davanti ad un accordo.
Significa che le note dell’accordo non si eseguono simultaneamente ma una dopo l’altra e si mantengono premute per la durata dell’accordo stesso.
Il trillo: si alternano rapidamente la nota su cui è posto e la nota superiore per tutta la durata della nota su cui è posto.
Può essere con preparazione e con chiusura, misurato o libero.
A presto!
Gabriella

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Come armonizzare

Ciao,
le note musicali formano la scala di Do e si chiamano anche gradi. Gli accordi costruiti sul primo, quarto e quinto gradino sono gli accordi principali di una tonalità e bastano per accompagnare una melodia.
Fai attenzione alla tonalità del brano per capire quali sono le note dei gradini principali sui quali costruire gli accordi.
Ad esempio: tonalità di do maggiore
1° gradino Do. 4° gradino Fa. 5° gradino Sol.
Per evitare scomodi salti nell’accompagnamento si usano i rivolti
dell’accordo: si collega un accordo all’altro mantenendo le note comuni, quelle che si muovono invece devono procedere per gradi congiunti.

La musica per pianoforte (ma non solo) è costituita principalmente da melodia e armonia.
Di solito trovi la melodia con il suo accompagnamento stampato integralmente sullo spartito.
Puoi trovare anche delle melodie dove l’armonia non è scritta integralmente.
In questo caso si fanno uso dei nomi delle note ad esempio: Do, Re, Mi, ecc.
Il nome indica la nota su cui viene costruito l’accordo e dà il nome all’accordo.
Quando invece trovi delle melodie che non hanno alcuna indicazione sull’armonia, devi cercare nella melodia le note che compongono gli accordi principali.

Melodia e accompagnamento
Di solito, nella musica per pianoforte, la melodia è affidata alla mano destra mentre l’accompagnamento è affidato alla mano sinistra.
La maggior parte della musica per pianoforte si basa sul giusto equilibrio tra melodia e accompagnamento.
L’accompagnamento dovrà essere sempre eseguito meno forte rispetto alla melodia. La melodia dovrebbe sempre “cantare”.
Ci sono varie formule di accompagnamento: con accordi, accordi spezzati, valzer, boogie, basso albertino.
Un modo semplice per accompagnare un brano è il “bordone”, si utilizzano solo due note dell’accordo: la nota fondamentale e la quinta. Esempio: Do-Sol.


A presto!
Gabriella

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Scala cromatica


Ciao,
la scala cromatica è composta da tutti i gradi musicali.
E’ formata da 12 semitoni più la ripetizione del primo (una ottava)
e può iniziare da qualsiasi nota.
Si suonano tutti i tasti del pianoforte in successione senza saltarne nessuno: si suonano tutti i tasti bianchi e neri.
Procede per semitoni ascendenti e discendenti.
Nella scala cromatica ascendente si usano i diesis:
Do, Do diesis, Re, Re diesis, Mi, Fa, Fa diesis, Sol, Sol diesis, La, La diesis, Si, Do.
Nella scala cromatica discendente si usano i bemolli: Do, Si, Si bemolle, La, La bemolle, Sol, Sol bemolle, Fa, Mi, Mi bemolle, Re, Re bemolle, Do.

Diteggiatura della scala cromatica
Usa il dito 3 sui tasti neri, usa il dito 1 sui tasti bianchi, tranne quando devi suonare due tasti bianchi di seguito.
In questo caso usa la diteggiatura:
1-2 quando sali, 2-1 quando scendi per la mano destra;
2-1 quando sali, 1-2 quando scendi per la mano sinistra.


A presto!
Gabriella

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Il punto


Ciao,

Punto di staccato:
Il punto posto sopra o sotto le note significa che le note devono essere eseguite in modo staccato, separate dalle altre note. Il punto toglie metà valore alla nota.

Punto di valore:
E’ un punto che viene sempre posto a destra della nota o della pausa e aumenta la nota o la pausa stessa di metà del suo valore. Il punto posto a destra di una minima/metà (due tempi) significa che la minima col punto aumenta di un tempo la sua durata. La minima col punto equivale a tre quarti/semiminime. Semiminima/quarto col punto: il valore complessivo è pari a tre ottavi.
Croma/ottavo col punto: il valore complessivo è pari a tre sedicesimi.



A presto!
Gabriella

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Agogica

Ciao,

con il termine agogica si indicano le temporanee oscillazioni nell’andamento del tempo iniziale. Le trovi indicate così:
rall. oppure rit. significa rallentare gradualmente il tempo
acc. significa accelerare gradualmente il tempo
a tempo significa ritorno al tempo iniziale
Sia l’accelerando che il ritardando vanno eseguiti in modo graduale non a scatti. Quando trovi il segno acc. o rall. non accelerare a rallentare troppo presto. All’inizio la variazione di tempo deve essere appena avvertibile e solo alla fine raggiunge il suo punto culminante.


A presto!
Gabriella

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Tonalità

Ciao,
I diesis e i bemolli che trovi all’inizio di ogni pentagramma prendono il nome di armatura tonale.
Armatura tonale dei diesis: fa do sol re la mi si.
Armatura tonale dei bemolli: si mi la re sol do fa.
L’ordine dei bemolli è esattamente l’opposto di quello dei diesis.

L’armatura tonale indica:
– quali note devono essere suonate sempre diesate o bemollizzate nel corso di tutto il brano.
– la tonalità d’impianto del brano stesso.
Ad esempio: tonalità di do maggiore significa che l’inizio del brano è costruito nell’ambito tonale della scala di do maggiore, e dopo un libero sviluppo il brano si conclude sulla nota o accordo di Do maggiore.

La tonalità può essere di due modi: di modo maggiore e di modo minore.
Per trovare i nomi delle tonalità maggiori con i diesis devi dire il nome dell’ultimo diesis che trovi in chiave e poi dire il nome della nota successiva nell’alfabeto musicale.
La nota successiva dà il nome alla tonalità.
Per trovare i nomi delle tonalità maggiori con i bemolle devi dire il nome del penultimo bemolle che trovi in chiave. Il nome del penultimo bemolle dà il nome alla tonalità. (Ad eccezione di Fa maggiore che come armatura tonale ha un solo bemolle: Si).
Per trovare il nome della tonalità minore sia con i diesis che con i bemolle conta sei note partendo dal nome della tonalità maggiore, oppure scendi un tono e mezzo.
Il modo maggiore o minore è dato dalla diversa successione dei gradi della scala, cioè dalla disposizione dei toni e semitoni.
La principale caratteristica che differenzia la scala di modo maggiore da quella di modo minore è l’intervallo fra il 1° e 3° grado: nella scala maggiore ci sono due toni
nella scala minore c’è un tono e mezzo (tre semitoni).
Le tonalità formano la base di ogni composizione musicale e sono tante quante le scale:
15 maggiori e 15 minori.

Clicca sull’immagine per scoprire di più.


A presto!
Gabriella

 

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Come trovare la tonalità

Ciao,
ogni brano musicale può essere maggiore o minore.
Come faccio a capire se un brano è maggiore o minore?
Trova prima il nome della tonalità maggiore.
Con i diesis devi dire il nome dell’ultimo diesis che trovi in chiave e poi dire il nome della nota successiva nell’alfabeto musicale. La nota successiva dà il nome alla tonalità.
Esempio: con il fa diesis in chiave la tonalità maggiore è sol. Per trovare il nome della tonalità minore scendi un tono e mezzo, oppure conti sei note: sol la si do re mi: Mi minore.
Per sapere se è in sol maggiore o mi minore devi guardare con quale armonia inizia il brano, ma soprattutto con quale armonia finisce: se termina con le note dell’accordo di sol oppure di mi.
Con i bemolle devi dire il nome del penultimo bemolle che trovi in chiave. Il nome del penultimo bemolle dà il nome alla tonalità (eccezione: fa maggiore ha un solo bemolle in chiave il si), e come per i diesis per trovare il nome della relativa tonalità minore scendi un tono e mezzo, oppure conti sei note.
Ti ricordo che Do maggiore non ha nessuna alterazione come armatura tonale.

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Gabriella

 

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Le scale minori

Ciao,
ad ogni scala maggiore corrisponde la relativa minore che conserva le stesse alterazioni costanti (armatura tonale) della scala maggiore.
La scala minore relativa usa come nota di partenza il sesto grado della scala maggiore oppure si trova scendendo di un tono e mezzo (tre semitoni) dalla maggiore.
Ci sono tre tipi di scale minori: naturale, armonica e melodica.
Si differenziano per la disposizione dei toni e semitoni.
La scala minore naturale usa le stesse note alterate della scala maggiore. I semitoni si trovano tra il 2° e 3° grado, e tra il 7° e l’8°.
Nella scala minore armonica il 7° grado è alterato di un semitono ascendente.
I semitoni si trovano tra il 2° e 3° grado, tra il 5° e 6°, e tra il 7° e l’8° grado.
Questa disposizione si mantiene sia nel senso ascendente che nel senso discendente.
Nella scala minore melodica ascendente il 6° e 7° grado vanno innalzati di un semitono.
I semitoni si trovano tra il 2° e 3° grado, e tra il 7° e 8°grado.
Nella scala minore melodica discendente il 6° e 7° grado vanno abbassati di un semitono. Vengono cioè riportati allo stato naturale. I semitoni si trovano tra il 2° e 3° grado, e tra il 5 e 6 grado.
Riassumo: la scala minore naturale ha le alterazioni uguali alla sua relativa maggiore,
la scala minore armonica ha innalzato il 7° grado di un semitono,
la scala minore melodica ha innalzato il 6° e 7° grado di un semitono ascendendo,
discendendo segue la scala naturale.
Le alterazioni che caratterizzano le scale minori armonica e melodica non compaiono come alterazioni costanti in chiave.

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Gabriella

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Tagli addizionali

Ciao,
al pentagramma si possono aggiungere sopra e sotto brevi linee supplementari chiamate tagli addizionali.
Servono per scrivere le note dei suoni più acuti, o più gravi, per le quali il pentagramma non basta. Prolungano verso l’alto o verso il basso l’estensione del pentagramma.

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Gabriella

 

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Andamento o movimento

 

Ciao,

le indicazioni di andamento o movimento 
sono segni convenzionali che ci indicano quanto lentamente o velocemente deve essere suonato un brano.
Sono posti all’inizio della composizione.
I principali sono:
per i movimenti lenti: grave, largo, lento, adagio
per i movimenti moderati: andante, andantino, allegretto, moderato
per i movimenti veloci: allegro, presto, prestissimo.

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Gabriella

 

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Dinamica

 

Ciao,

con il termine dinamica si indica quanto forte o piano si deve  suonare.
Per la sonorità non esiste in musica un metro esatto di misura, per questo l’esecuzione è individuale.
pp pianissimo
p piano
mp mezzo piano (poco più di piano)
mf mezzo forte (poco meno di forte)
f forte
ff fortissimo
cresc. suonare gradatamente più forte
dim. suonare gradatamente più piano
> accento indica che le note devono essere suonate con
maggiore forza.
sf Sforzato: un dato suono va eseguito più forte
Per indicare il crescendo e il diminuendo si usano anche le “forcelle”.
Per accentare diversi suoni di un intero passaggio si usa il termine
rinforz. = rinforzando.
Bisogna adattare le sonorità in base al brano, ad esempio lo sforzato si esegue meno forte nei pezzi delicati e lenti.

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Gabriella

 

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Gli intervalli

Ciao,
le distanze fra una nota e l’altra sono chiamati intervalli.
L’intervallo tra due note suonate separatamente, una alla volta, si chiama intervallo melodico.


Quando due note vengono suonate insieme, simultaneamente, formano un intervallo armonico.


L’intervallo si misura contando i suoni che lo compongono.
La sua denominazione (ad esempio: di seconda, di terza ecc.) è data dal numero dei suoni contenuti nell’intervallo stesso.
La denominazione dell’intervallo melodico può essere intesa tanto in linea ascendente che in linea discendente.
L’intervallo armonico lo devi sempre considerare solo dal basso verso l’alto.
Ricordati di contare anche il suono di partenza.
Do-do non forma intervallo (Unisono-giusto)
Do-Re intervallo di seconda maggiore
Do-Re-Mi intervallo di terza maggiore
Do-Re-Mi-Fa intervallo di quarta giusta
Do-Re-Mi-Fa-Sol intervallo di quinta giusta
Do-Re-Mi-Fa-Sol-La intervallo di sesta maggiore
Do-Re-Mi-Fa-Sol-La-Si intervallo di settima maggiore
Do-Re-Mi-Fa-Sol-La-Si-Do intervallo di ottava giusta.
L’intervallo fra due note dello stesso nome si chiama ottava.

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Gabriella

 

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Indicazioni di tempo

Ciao,
il tempo è l’unità di misura per calcolare la durata dei suoni.
Si indica con una frazione scritta all’inizio di un brano, o di una sezione di un brano.
Il numero superiore (numeratore) indica quanti movimenti ci sono in ogni misura (il numero dei tempi in ogni battuta).
Il numero inferiore (denominatore) indica quale tipo di nota equivale ad ogni singolo movimento-tempo.
Talvolta il numero inferiore è sostituito da una nota.
Tempi a suddivisione binaria:
(il tempo e il suo valore sono divisibili due parti)
2 significa due tempi/movimenti per ogni misura
4 significa che la semiminima /quarto corrisponde a un movimento
3 significa tre tempi/movimenti per ogni misura
4 significa che la semiminima/quarto corrisponde a un movimento
4 significa quattro tempi/movimenti per ogni misura
4 significa che la semiminima/quarto corrisponde a movimento
Tempi a suddivisione ternaria:
(il tempo e il suo valore sono divisibili in tre parti)
6 significa sei tempi/movimenti per ogni misura
8 significa che la croma/ottavo corrisponde a un movimento.
9 significa nove tempi/movimenti per ogni misura
8 significa che la croma/ottavo corrisponde a un movimento
12 significa dodici tempi/movimenti per ogni misura
8 significa che la croma/ottavo corrisponde a un movimento
Il tempo 4/4 si chiama anche tempo ordinario e si può esprimere con il segno C

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Gabriella

 

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Frasi

Ciao,

la frase è una idea musicale-melodia.

Di solito una melodia è composta da una frase-domanda che termina su una nota diversa dalla tonica, e da una frase-risposta che termina invece sulla tonica.

Le legature dividono la musica in frasi. (Non sempre le frasi sono esattamente segnate).

Alla fine della legatura si alza dolcemente il polso, c’è una sospensione/respiro.

Si incomincia la frase successiva con un nuovo movimento della mano. Attenzione a non cambiare il ritmo.

Le parti del pensiero musicale dopo i quali viene fatta una sospensione sono gli incisi, semifrasi o frasi.

La parte più piccola del discorso musicale si chiama inciso.

L’inciso di solito occupa una misura o è a cavallo di due misure.

Due incisi (2 battute) formano una semifrase

Due semifrasi (4 battute) formano una frase

Due frasi (8 battute) formano il periodo musicale o frase compiuta.

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Gabriella

 

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Danza macabra 4

Ciao,

“Il nostro percorso attraverso l’evoluzione della danza macabra ci porta al 1968 in Italia, quando Fabrizio De André
realizza uno dei primi concept album della storia della musica italiana,
“Tutti morimmo a stento”, liberamente ispirato alla “Ballata degli Impiccati” di François Villon del 1489 in cui il poeta, che pare abbia scritto il testo in attesa di essere giustiziato, si appella alla carità e al perdono cristiani per sé e per i propri compagni di sventura.

L’album di De André contiene una canzone, “Ballata degli Impiccati”, in cui appaiono evidenti i tratti più noti della poetica del cantautore genovese, l’affinità e l’empatia verso gli emarginati, i perdenti, coloro che in qualche modo vengono rifiutati dalla società, ma che ne fanno indiscutibilmente parte e anzi la pervadono molto più di quanto sia facile credere.
Questo concetto diventa ancora più evidente nell’album di De André del 1971, “Non al denaro, non all’amore né al cielo”, ispirato alla “Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters, pubblicata tra il 1914 e il 1915 negli Stati Uniti, ma che in Italia arrivò solo nel 1943 grazie alla traduzione di Fernanda Pivano.
Ogni poesia che compone l’opera racconta la vita di alcune delle persone sepolte nel cimitero di un piccolo paese della provincia americana.
La struttura dell’album di De André ricalca quella dell’opera di Masters e, proprio come nella tradizione medievale, gli uomini sono rappresentati attraverso il mestiere che hanno svolto in vita. Così sono un giudice, un medico, un ottico a raccontarci le loro storie.
La danza macabra che coralmente riporta le vite custodite dal cimitero di Spoon River è l’incipit del libro e dell’album “La collina” in cui rivivono alcuni degli abitanti della cittadina che, in questo caso, sono identificati con il loro nome e non per il mestiere che fanno.
A differenza delle danze macabre del passato, qui i morti non ballano, ma dormono, dormono sulla collina. Sarà poco dopo, quando si sveglieranno e inizieranno a raccontare la propria storia, che sfuggire a quella danza macabra sarà quasi impossibile.” http://www.oltremagazine.com/site/index.html?id_articolo=1879 Sara Sacco

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Gabriella

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Danza macabra 3

Ciao,

“… Molto legato a Liszt e alla sua musica fu Camille Saint-Saëns, compositore e pianista francese che nel 1874 realizzò la sua “Danse macabre op. 40”.
L’opera, che nacque come chanson e venne strumentata in seguito, si ispira al poemetto grottesco di Henri Cazalis in cui la morte suona un violino scordato all’interno di un cimitero.
Le sue note stridenti richiamano i morti dalle tombe, facendoli ballare in una danza macabra e infernale, avvolti da grida e da risa orribili. All’improvviso i defunti si fermano e si mettono in ascolto, il vento porta con sé le note della Morte. La musica ricomincia e anche la danza, più selvaggia di prima. Di nuovo, la Morte smette di suonare e questa volta nel silenzio spicca il canto del gallo. Ai morti non resta che affrettarsi a raggiungere di nuovo le proprie tombe.”
http://www.oltremagazine.com/site/index.html?id_articolo=1879 Sara Sacco

Ecco la versione per 2 pianoforti e 8 mani.

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Gabriella

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Danza macabra 2

Ciao,

“…tra il 1834 e il 1859, un altro grande autore si lascerà sedurre dalla danza macabra, Franz Liszt.
La sua “Totentanz” è una composizione per pianoforte e orchestra che, come altre opere, ha avuto un destino impervio:
una gestazione lunghissima, ben venticinque anni, poche esecuzioni e numerose accuse di eccessiva drammaticità e difficoltà di esecuzione, fino alla riscoperta avvenuta solo in tempi recenti grazie ad Arturo Benedetti Michelangeli.
È una versione del “Dies Irae” in canto gregoriano, che pare ispirarsi ai dipinti del “Trionfo della Morte” del Campo Santo di Pisa, attribuiti a Andrea di Cione di Arcangelo, detto l’Orcagna.
Secondo Piero Rattalino (“Il concerto per pianoforte e orchestra”, Giunti Ricordi, Milano 1988), la creazione del secondo tema, in cui i primi tre suoni sono identici ai primi tre del primo tema, “fa della Totentanz una delle maggiori invenzioni formali della musica romantica”.
http://www.oltremagazine.com/site/index.html?id_articolo=1879 Sara Sacco

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Gabriella

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Danza macabra 1

 

Ciao,

“Totentanz. In tedesco, “danza macabra” o “danza della morte”.
Si tratta di un archetipo letterario e di un tema iconografico che si diffuse nel Tardo Medioevo e che ispirò poeti e artisti del tempo.
Alla danza macabra partecipavano uomini e scheletri, personificazioni della Morte. Gli uomini solitamente erano abbigliati con costumi tipici che ne indicavano il rango sociale e il mestiere. Tutte le categorie erano rappresentate, perfino il Papa e il Principe. Intorno agli umani ballavano gli scheletri, la cui funzione era quella di ricordare come la morte sia ineluttabile e colpisca tutti senza esclusioni di alcun genere.
Pare che il propagarsi del tema della danza macabra sia da attribuire alla grande peste del 1348 che decimò le popolazioni di tutta Europa e che, come è noto, colpì tutte le classi sociali. Con l’avvento dell’Umanesimo e del Rinascimento vennero meno le premesse che avevano portato alla sua diffusione e perse la propria influenza. Fu con il Romanticismo, soprattutto con quello tedesco, che il tema conobbe una seconda giovinezza e tornò prepotente ad ispirare poeti, pittori e soprattutto musicisti.

Primo fra tutti Schubert che negli ultimi anni della sua vita, nel 1817, compose il lied “Der Tod und Das Mädchen” (La morte e la fanciulla), su testo di Matthias Claudius. “Lied”, in tedesco, significa “canzone” e più in generale “composizione vocale accompagnata da pianoforte”.
Contrariamente alla Morte così come veniva rappresentata nel Medioevo, quella del lied di Schubert e di tutto il Romanticismo tedesco risulta personificata in una singola figura, coinvolta in un vero e proprio dialogo con l’essere umano cui si avvicina.
Un dialogo che si serve delle movenze della danza e che assume le caratteristiche di un incontro d’amore con la fanciulla.
L’amore e la morte, e soprattutto la loro sublime unione, sono in assoluto i temi cardine del Romanticismo europeo. Schubert, come uomo del proprio tempo, ne fu particolarmente attratto tanto che sette anni dopo, nel 1824, compose il celeberrimo quartetto “La morte e la fanciulla”, uno dei suoi capolavori, nato sulla base della melodia creata per il lied.
Inizialmente non incontrò i favori dei contemporanei, che in realtà non amavano molto la musica di Schubert, tanto che con diverse modifiche fu pubblicato e stampato solo quattro anni dopo la morte del compositore che avvenne nel 1828.
http://www.oltremagazine.com/site/index.html?id_articolo=1879 Sara Sacco

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Gabriella

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La scala musicale

Ciao,

Le note musicali, do re mi fa sol la si più la ripetizione della prima in posizione più acuta, formano la scala musicale e precisamente la scala di Do maggiore.
La scala procede per gradi congiunti e prende il nome dalla nota con cui comincia.
La scala può essere:
ascendente: Do Re Mi Fa Sol La Si Do
discendente: Do Si La Sol Fa Mi Re Do

Le note che compongono la scala sono chiamate anche gradi.
A seconda della posizione che occupano sulla scala, i gradi hanno un nome particolare che ne indica la funzione in rapporto alla scala stessa:

I  grado chiamato Tonica: è la nota iniziale della scala alla quale dà il nome
II  grado chiamato Sopratonica
III grado chiamato Mediante, Caratteristica o Modale:
determina il carattere della scala: maggiore o minore
IV grado chiamato Sottodominante
V  grado chiamato Dominante: per la sua posizione al centro
della scala domina sugli altri gradi
VI  grado chiamato Sopradominante
VII grado chiamato Sensibile: è la nota più sensibile per la sua
spiccata a risolvere sulla tonica
VIII grado chiamato Tonica: identica al I grado ma all’ottava superiore.

La scala di Do maggiore è il modello da cui derivano tutte le altre scale.
I suoni della scala hanno una precisa successione di toni e semitoni.
La successione dei toni e semitoni della scala maggiore è: due toni, un semitono, tre toni un semitono.. Il semitono si trova tra il 3° e 4° grado, e tra il 7° e 8° grado.

Il tono è la distanza tra due tasti vicini con un altro tasto tra di loro ed equivale a due semitoni.
Il semitono è la distanza tra due tasti vicini, senza altri tasti tra loro. La distanza che c’è tra un tasto nero e uno bianco, ma anche tra due tasti bianchi ad esempio tra mi-fa
e tra si-do.

Ogni nota può essere l’inizio di una nuova scala.
Si devono quindi fare delle modifiche con l’uso del diesis e del bemolle in modo da riprodurre la stessa successione di toni e semitoni presente nella scala di do maggiore.

Per eseguire le scale si deve utilizzare quella tecnica che viene detta “passaggio del pollice” che avviene alternativamente dopo il medio e l’anulare.
Per la mano destra quando sali tieni premuto il dito medio o anulare e fai passare il pollice sotto, quando scendi tieni premuto il pollice e fai passare sopra il medio o l’anulare.
Per la mano sinistra quando sali tieni premuto il pollice e fai passare sopra il medio o l’anulare, quando scendi tieni premuto il dito medio o anulare e fai passare il pollice sotto.
Il pollice si muove verso il palmo, ma abbassa il tasto sempre in modo verticale e senza piegare la nocca.

Esecuzione scale su due ottave:
MANO DESTRA
Quando sali:
prima ottava passaggio del pollice sotto il medio
seconda ottava passaggio del pollice sotto il dito anulare.
Quando scendi:
prima ottava passaggio del medio sopra il pollice
seconda ottava passaggio dell’anulare sopra il pollice.
Diteggiatura mano destra: 123 1234 123 12345 4321 321 4321
MANO SINISTRA
Quando sali:
prima ottava passaggio del medio sopra il pollice
seconda ottava passaggio dell’anulare sopra il pollice
Quando scendi:
prima ottava passaggio del pollice sotto il medio
seconda ottava passaggio del pollice sotto l’anulare
Diteggiatura mano sinistra: 54321 321 4321 231 2341 231 2345

Studia le scale a mani separate, quando passi alla esecuzione a mani unite incomincia prima per moto contrario, solo successivamente passa al moto parallelo. A mani unite l’alternanza del passaggio del pollice dopo il terzo e quarto dito non avviene in modo simmetrico con le due mani.
Ti consiglio di suonare la scala per moto contrario perché le dita si muovono in modo simmetrico sulla tastiera, il passaggio avviene contemporaneamente e con le stesse dita di entrambe le mani.

Una scala magica:


Ecco la soluzione della scala magica.

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Gabriella

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Il pentagramma

Ciao,

Le note si scrivono sul rigo musicale, chiamato anche pentagramma.
Il pentagramma è formato da 5 linee e 4 spazi.
Per il pianoforte si usa il doppio pentagramma: è formato da due pentagrammi uniti da una graffa.
Il pentagramma superiore-suoni acuti è indicato dalla chiave di violino o chiave di sol.
Generalmente indica le note per la mano destra.
Il pentagramma inferiore-suoni gravi è indicato dalla chiave di basso o chiave di fa.
Generalmente indica le note per la mano sinistra.
Nello spazio tra i due pentagrammi si scrive la nota do, che corrisponde al do centrale del pianoforte.
Questo ti aiuta a trovare le note, scritte sul pentagramma, sul pianoforte.
Il doppio pentagramma è formato da 11 linee, la linea centrale della nota do non si scrive tutta ma solo un pezzettino. La linea centrale è il trattino che taglia la nota do in due. Ed è mobile.
Le note scritte sul pentagramma hanno sempre il loro corrispettivo esatto sulla tastiera ed è sempre quello.
Le sette note musicali si ripetono in posizioni diverse sul pentagramma quindi ad una nota specifica corrisponde sempre lo stesso specifico tasto.
Le note si muovono in tre modi sul pentagramma: in su, in giù o si ripetono. Si muovono di grado o saltano.
L’altezza dei suoni è rappresentata dalla posizione che le
note occupano sul pentagramma o rigo musicale.

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Note musicali

Ciao,

Le note musicali sono dodici (7 tasti bianchi e 5 tasti neri), invece i nomi delle note sono sette. In Italia le note musicali sono così nominate: Do Re Mi Fa Sol La Si (tasti bianchi).

Nel resto del mondo le note vengono nominate con le lettere dell’alfabeto:
A B C D E F G  (La Si Do Re Mi Fa Sol).
Per ricordarle più facilmente: la lettera A corrisponde al La e la lettera F al Fa.

Ai tasti neri corrispondono le note precedute dalle alterazioni.

Posizione delle note sul pentagramma:


Per ricordare più facilmente le note sul pentagramma memorizzale
in questo modo:
Chiave di violino note sulle righe: mi sol si re fa; note negli spazi: fa la do mi
Chiave di basso note sulle righe: sol si re fa la;  note negli spazi: la do mi sol

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Alterazioni o accidenti

Ciao,

Le alterazioni o accidenti sono segni che cambiano l’altezza delle note.
Le note scritte sul pentagramma corrispondono ai tasti bianchi, quando sono precedute dalle alterazioni corrispondono ai tasti neri.
Il segno diesis indica che la nota va innalzata di un semitono (distanza più piccola tra due note). Si suona il tasto immediatamente a destra sia esso bianco o nero.
Il segno bemolle indica che la nota va abbassata di un semitono, si suona il tasto immediatamente a sinistra sia esso bianco o nero.

I diesis e i bemolli posti all’inizio del pezzo subito dopo la chiave e prima dell’indicazione del tempo sono validi per tutto il pezzo (alterazioni costanti) e prendono il nome di armatura.
Quando sono scritti prima di una nota il loro effetto dura per tutta la battuta, e solo in quella battuta. Se nella stessa battuta la nota si ripete non si ripete il segno delle alterazioni.
In questo caso le alterazioni trovandosi nel corso del brano vengono chiamate accidenti o alterazioni di passaggio (alterazioni momentanee).
Il bequadro annulla l’effetto delle alterazioni in chiave (armatura tonale) e quelle introdotte nella battuta.

I tasti del pianoforte, anche se producono lo stesso suono, possono avere tre nomi.
Questi suoni di uguale intonazione ma con nomi diversi si chiamano suoni omofoni.
Diesis: altera la nota di un semitono ascendente
Bemolle: altera la nota di un semitono discendente
Doppio diesis: altera la nota di due semitoni ascendenti
Doppio bemolle: altera la nota di due semitoni discendenti
Bequadro: annulla le alterazioni e riporta il suono allo stato naturale.

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Gabriella

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Figure musicali e loro suddivisione

Ciao,

In base alla durata del suono e del silenzio si danno alle note forme diverse.
La durata dei suoni è rappresentata con precisione da simboli grafici chiamati: figure musicali (o valori) e indicano esattamente quanto un suono deve durare.
La durata dei silenzi è rappresentata con precisione da simboli grafici chiamati figure di silenzio (o pause) e indicano esattamente quanto un silenzio deve durare.

Nomi figure musicali (valori-durata):
Intero o semibreve (quattro movimenti-tempi)
Metà o minima (due movimenti-tempi)
Quarto o semiminima (un movimento-tempo)
Ottavo o croma (un movimento-tempo contiene due crome)
Sedicesimo o semicroma (un movimento-tempo contiene quattro
sedicesimi).

Figure di silenzio (pause-durata)
Ad ogni figura musicale corrisponde esattamente
una figura di silenzio:
Pausa di intero o semibreve (quattro tempi-movimenti)
Pausa di metà o minima (due tempi-movimenti)
Pausa di quarto o semiminima (un tempo-movimento)
Pausa di ottavo o croma (un tempo-movimento contiene due pause di crome)
Pausa di sedicesimo o semicroma (un tempo-movimento contiene quattro pause di sedicesimi). 

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Diteggiatura

Ciao,

per facilitare e rendere più razionali i movimenti, delle dita e delle mani sulla tastiera, le dita vengono numerate.

I numeri indicano con quali dita i tasti devono essere abbassati.

La diteggiatura è molto importante: una cattiva diteggiatura può rendere difficile un passaggio facile e impossibile un passaggio difficile.

Suonare  con le dita allargate è più faticoso;  è perciò utile scegliere una corretta diteggiatura che permetta alla mano di ritornare nella sua posizione naturale dopo una posizione di apertura.

La posizione naturale della mano è la forma della mano come quando cammini.

Nella musica per pianoforte le dita sono numerate in questo modo:
1 pollice
2 indice
3 medio
4 anulare
5 mignolo.

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Gabriella

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Come sedere al pianoforte

Ciao,

E’ importante sedersi al pianoforte davanti al centro della tastiera e alla giusta altezza in modo che le braccia e le mani abbiano la massima libertà di movimento.

Per non prendere brutte abitudini, per mantenere in salute le articolazioni della mano, per non farti venire dolori al collo e alla schiena, tutte le volte che ti siedi al pianoforte, prima di iniziare a suonare, ti consiglio di controllare quanto segue:

Siedi dritto, solo leggermente inclinato in avanti, sulla parte anteriore dello sgabello, mi raccomando non su tutto lo sgabello.
Siediti non troppo vicino e neppure troppo lontano dalla tastiera.

Lo sgabello deve essere allineato al pianoforte.
Sarebbe meglio avere la panchetta e non lo sgabello rotondo.
Regola l’altezza della panchetta in modo tale che i gomiti e gli avambracci non siano più in basso del livello della tastiera.

Le ginocchia devono stare un poco sotto la tastiera.
Poggia i piedi sul pavimento.
Il piede destro può stare leggermente più avanti rispetto al sinistro.
Non incrociare le gambe o i piedi.

Tieni le braccia, le mani e i polsi rilassati. Non alzare le spalle.
I gomiti devono essere aderenti al corpo non allargati in fuori.

Madeline Bruser  (L’arte di esercitarsi) consiglia:
“Se i gomiti non si trovano all’altezza dei tasti bianchi, aggiustate lo sgabello fino a che non lo sono.
Usate un metro da falegname o a nastro per verificare che la distanza tra il pavimento e il gomito sia uguale a quella tra il pavimento e la superficie dei tasti bianchi”.

Le eccezioni ci sono sempre ad esempio il grande pianista Glenn Gould non teneva una corretta postura, per suonare il pianoforte al posto della panchetta utilizzava una normale sedia.

“Più che uno sgabello, un inginocchiatoio: così basso che il volto sfiorava le mani in una specie di preghiera intraducibile.” http://www.smim.it/sedia-di-glenn-gould/

A presto!
Gabriella

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Come premere i tasti del pianoforte

Ciao,

la forma della mano rilassata come quando cammini è la forma corretta per suonare: seduto, con le braccia come quando cammini, solleva il braccio con la mano che pende e la posizioni sul pianoforte senza cambiare forma alla mano, tieni il polso allo stesso livello delle braccia.

Quando suoni tieni le dita curve, mi raccomando unghie corte, immagina di tenere in mano una pallina, in modo delicato senza romperla. Suona con le punta delle dita/polpastrello senza piegare la prima falange.
Il pollice abbassa il tasto in modo verticale senza piegare la nocca, poggia sul tasto solo per la lunghezza dell’unghia e non deve mai stare all’esterno della tastiera.

Il pollice si muove anche verso il palmo, va sotto le altre dita quando deve suonare ad esempio la scala. ma abbassa il tasto sempre in modo verticale e senza piegare la nocca.

In seguito la mano si adatterà ai brani da eseguire e si useranno anche le dita distese, oppure la mano si spingerà fin dentro i tasti o uscirà fuori dai tasti neri.

I tasti vanno premuti con decisione fino in fondo senza contrarre le dita.
Le dita devono premere i tasti da vicino e a fondo sia nel piano che nel forte.
Il braccio deve essere morbido dal polso alla spalla, sia nel piano che nel forte.

Quando si suona non si muovono solo le dita ma partecipa tutto il corpo. Si devono però evitare movimenti inutili.
Lo scopo è di ottenere il massimo risultato con il minimo di dispendio di energie.

Prima di abbassare qualsiasi tasto devi decidere quanto suono vuoi
ottenere il suono del pianoforte non è sempre uguale, come nelle tastiere non pesate.
Si ottiene un suono più o meno forte secondo la maggiore o minore pressione delle dita sui tasti.
Quindi se abbassi un tasto con poca forza ottieni un suono piano, quando lo abbassi con più forza produci un suono più forte.

Suonare in modo legato è la base fondamentale per una bella sonorità.
Si ottiene in questo modo:
premuto un tasto il dito si alza nel momento preciso in cui un altro dito preme un altro tasto.

Quindi fai attenzione: un dito non deve lasciare il tasto prima che un altro dito abbia suonato un altro tasto.
Una nota segue l’altra senza interruzione. Evita di dare alla mano qualsiasi scossa, evita movimenti superflui e dita troppo sollevate. Le dita che non suonano essere rilassate e appoggiate ai tasti.

Esercizi:
1) Suona in modo legato, una successione di tasti bianchi congiunti. Puoi partire da qualsiasi tasto bianco ma se lo esegui iniziando con la nota Do, puoi anche cantare la successione delle note mentre suoni e memorizzare gli intervalli delle prime cinque note della scala musicale.
Suona lentamente Do Re Mi Fa Sol Fa Mi Re Do, prima con una mano poi con l’altra:
Mano destra: dal pollice al mignolo nella parte ascendente e dal mignolo al pollice nella parte discendente.
Mano sinistra: dal mignolo al pollice nella parte ascendente e dal pollice al mignolo nella parte discendente.
2) Chopin faceva eseguire questo esercizio in un altra posizione.
Mano destra: pollice Mi, indice Fa diesis, medio Sol diesis, anulare La diesis, mignolo Do.
Mano sinistra: mignolo Mi, anulare Fa diesis, medio Sol diesis, indice La diesis, pollice Do.
3) Variante: esegui l’esercizio numero 1 senza legare i suoni fra loro e suona lo stesso tasto tre volte:
DoDoDo, ReReRe, MiMiMi, FaFaFa, SolSolSol, FaFaFa, MiMiMi, ReReRe, DoDoDo.

A presto!
Gabriella

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Battuta o misura

Ciao,

Il pentagramma è diviso da righe verticali chiamate stanghette.
Lo spazio tra una stanghetta e l’altra si chiama battuta o misura.
Alla fine di un brano musicale c’è una doppia stanghetta conclusiva, una stanghetta sottile e una in grassetto.

Ogni battuta contiene un numero uguale di battiti (tempi, movimenti, pulsioni) indicati da frazioni che sono poste all’inizio del brano, dopo la chiave.
Queste frazioni prescrivono il tempo delle battute.
Il primo tempo di ogni battuta si chiama tempo forte.

Indicazioni di tempo

Il tempo è l’unità di misura per calcolare la durata dei suoni.
Si indica con una frazione scritta all’inizio di un brano, o di una sezione di un brano.
Il numero superiore (numeratore) indica quanti movimenti ci sono in ogni misura (il numero dei tempi in ogni battuta).
Il numero inferiore (denominatore) indica quale tipo di nota equivale ad ogni singolo movimento-tempo.
Talvolta il numero inferiore è sostituito da una nota.

Tempi a suddivisione binaria:
(il tempo e il suo valore sono divisibili due parti)

2 significa due tempi/movimenti per ogni misura
4 significa che la semiminima /quarto corrisponde a un movimento

3 significa tre tempi/movimenti per ogni misura
4 significa che la semiminima/quarto corrisponde a un movimento

4 significa quattro tempi/movimenti per ogni misura
4 significa che la semiminima/quarto corrisponde a movimento

Tempi a suddivisione ternaria:
(il tempo e il suo valore sono divisibili in tre parti)

6 significa sei tempi/movimenti per ogni misura
8 significa che la croma/ottavo corrisponde a un movimento.

9 significa nove tempi/movimenti per ogni misura
8 significa che la croma/ottavo corrisponde a un movimento

12 significa dodici tempi/movimenti per ogni misura
8 significa che la croma/ottavo corrisponde a un movimento

Il tempo 4/4 si chiama anche tempo ordinario e si può esprimere con il segno C

A presto!
Gabriella

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Maria Anna Mozart

Ciao,

Maria Anna  Mozart ( 1751 – 1829) pianista austriaca sorella maggiore di Mozart.

“In famiglia la chiamavano Nannerl (come dire “Nannina” o “Nannarella”) e con questo vezzeggiativo è passata alla storia.
Come suo fratello, Nannerl Mozart rivelò un precoce talento musicale: da bambina si esibiva al suo fianco, al clavicembalo e al fortepiano, durante le tournée organizzate dal padre. Avendo riscontrato le straordinarie qualità dei suoi figli, infatti, Leopold Mozart li portò fin da piccoli a suonare in molte città europee, tra le quali Vienna e Parigi.

Nannerl divenne un’eccellente pianista e un’insegnante di musica molto apprezzata. Wolfgang aveva un’alta opinione del suo talento e della sua competenza, e le sottoponeva d’abitudine le proprie partiture per averne un parere;
compose inoltre alcuni pezzi per pianoforte a quattro mani, e per due pianoforti, espressamente per suonarli in coppia con lei.
È questo il caso, ad esempio, del Concerto per due pianoforti e orchestra KV 365. Wolfgang le fece anche omaggio di un brano musicale, nel giorno del suo onomastico del 1776: il Divertimento in Re Maggiore per Oboe, Corni ed Archi KV 251, “Nannerl Septett”.

E non solo: la incoraggiò a comporre musica, attività nella quale evidentemente Nannerl aveva provato a cimentarsi. In una lettera dall’Italia del 7 luglio 1770, Mozart le scrisse:
“Sono stupefatto! Non sapevo fossi in grado di comporre in modo così grazioso. In una parola, il tuo Lied è bello. Ti prego, cerca di fare più spesso queste cose.”

Molto probabilmente però Nannerl non seguì il consiglio del fratello, e, se pure lo seguì, della sua musica non è rimasta traccia. Nessuna sua composizione è stata conservata ed anche quel misterioso Lied è andato perduto.” Wikipedia

A presto!
Gabriella

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Fanny Mendelssohn

Ciao,

“Fanny Mendelssohn (1805 – 1847), poi Fanny Mendelssohn Bartholdy e, dopo il suo matrimonio, Fanny Hensel , era un pianista tedesca e compositrice.

Ha composto oltre 460 brani di musica. Le sue composizioni comprendono un trio di pianoforte e diversi libri di pezzi di pianoforte e di canzoni. Alcune sue canzoni sono state originariamente pubblicate con il nome di suo fratello, Felix Mendelssohn.

Le sue opere di pianoforte sono spesso nel modo di canzoni, e molti portano il nome Lied ohne Worte (Canzoni senza parole). Ha anche scritto, tra le altre opere del pianoforte, un ciclo di pezzi che descrivono i mesi dell’anno, Das Jahr (“The Year”). La musica è stata scritta su fogli di carta colorati e illustrata dal marito Wilhelm Hensel . Ogni pezzo era accompagnato anche da una breve poesia.” Wikipedia

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Francesca Caccini

Ciao,

Francesca Caccini  (1587 – 1641)  compositrice, clavicembalista e soprano italiana è stata la prima donna a scrivere un’opera.

“Figlia di Giulio Caccini, è considerata una fra le donne che maggiormente contribuirono all’evolversi della nascente musica barocca all’inizio del Seicento.

Apprezzata per le sue doti musicali, non meno che per l’avvenenza, Francesca Caccini divenne popolarmente nota con il diminutivo toscano di “Cecchina”, tanto usuale da essere tradotto in latino nell’iscrizione didascalica CECHINE PULCHRITUDINIS IMMORTALITATI, posta sul medaglione marmoreo con la sua effigie, esistente nel palazzo Rospigliosi a Pistoia. Fu cantante, liutista e clavicembalista a Firenze, presso i Medici, e fu una donna di alto ingegno e di grande cultura, che emersero anche nella sua attività di poetessa in italiano e in latino.
La sua attività è compendiata nei pochi ma importanti lavori arrivati fino ai nostri giorni: Il Primo Libro delle Musiche a una e due voci (del 1618) e il melodramma La liberazione di Ruggiero dall’isola d’Alcina con il libretto di Ferdinando Saracinelli e Ludovico Ariosto (del 1625 nella Villa di Poggio Imperiale di Firenze). Degne di segnalazione sono anche le sue arie Dove io credea (del 1621) e Ch’io sia fidele (del 1629).” Wikipedia

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Gabriella

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Maddalena Casulana

Ciao,

Maddalena Casulana (1544-1590) compositrice, liutista e cantante italiana del tardo Rinascimento. Viene ricordata per essere stata la prima donna compositrice ad aver pubblicato nella storia della musica occidentale.

“Estremamente poco è noto riguardo alla sua vita di ciò che non sia estrapolabile dalle dediche e lettere scritte nella sua collezione di madrigali. Probabilmente nacque a Casole d’Elsa, vicino a Siena, come si evince dal suo nome. Il suo primo lavoro è datato 1566; quattro madrigali in una collezione, Il Desiderio, che lei produsse a Firenze. Due anni dopo pubblicò a Venezia il suo primo vero libro di madrigali per quartetto di voci, Il primo libro di madrigali, che fu la prima composizione pubblicata da una donna. Quello stesso anno Orlando di Lasso condusse un’opera della Casulana alla corte di Alberto V di Baviera a Monaco, ma quella di composizione non ci è giunta traccia. Fu probabilmente vicina a Isabella de’ Medici, e le dedicò alcune sue. Nel 1570, 1583 e 1586 pubblicò altri libri di madrigali, sempre a Venezia.

Durante questo periodo sposò un uomo di nome Mezari, ma non ci sono giunte informazioni riguardo a lui, né dove vissero. Basandosi sulle informazioni contenute nelle dediche alle sue opere, probabilmente lei visitò Verona, Milano e Firenze, e sicuramente andò a Venezia, poiché la sua musica fu pubblicata lì e numerosi veneziani commentarono le sue capacità.

Nella dedica del suo primo libro di madrigali ad Isabella de’ Medici ella dichiarò orgogliosamente il suo desiderio di mostrare al mondo il vanitoso errore degli uomini di possedere essi soli doti intellettuali, e di non credere possibile che possano esserne dotate anche le donne.” Wikipedia

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Gabriella

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Melba Liston

Ciao,

Melba Doretta Liston (1926 – 1999) arrangiatrice e compositrice americana,  è stata la prima donna  a suonare il trombone in grandi band. Dal 1940 al 1960 ha collaborato con  Gillespie, Count Basie, Duke Ellington, Quincy Jones, Gerald Wilson e Clark Terry.

“Liston una donna in una professione dominata dal maschio e lei eccelleva comunque. Molto apprezzata nella comunità jazz. Nonostante questo, ha dovuto affrontare numerosi problemi. Racconta: “Ci sono quei problemi naturali sulla strada, i problemi femminili, i problemi di alloggio, la lavanderia e tutte quelle cose che cercano di tenerti insieme, problemi che in qualche modo  altri ragazzi non sembrano necessariamente passare “. Continua a raccontare le lotte che ha sperimentato durante tutta la sua vita, come le donne afro-americane, che hanno indubbiamente influenzato la sua carriera musicale.
Oltre alle dinamiche con altri musicisti, Liston ha affrontato anche questioni di grande inequità  nell’industria musicale. Gli studiosi notano che “era chiaro che doveva continuamente dimostrare le proprie credenziali per ottenere un’occupazione adeguata come musicista, compositrice e arrangiatrice. Non era pagata in misura equa e spesso le veniva negata l’accesso alle maggiori opportunità di compositore e arrangiatore”. Anche se ha dovuto trattare in gran parte con la misoginia e il sessismo attraverso la sua carriera, dal 1940 al 1960, è stata la prima donna trombonista a lavorare nelle grandi band di Gillespie, Count Basie, Duke Ellington, Quincy Jones, Gerald Wilson e Clark Terry. ” Wikipedia

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Germaine Tailleferre

Ciao,

Germaine Tailleferre 1892-1983 compositrice francese, è nota per essere stata l’unica donna nel “Gruppo dei Sei” un circolo musicale nato a Parigi intorno al 1920.

“La piccola Germaine iniziò a studiare il pianoforte con sua madre, e cominciò in tenera età a comporre piccoli lavori. Malgrado il parere contrario di suo padre, e all’insaputa di questi, Germaine entrò al Conservatorio di Parigi per studiare pianoforte e solfeggio, e vinse il primo premio di solfeggio.
Questo successo intenerì il disappunto di suo padre, che l’autorizzò a continuare i suoi studi, ma rifiutandosi comunque di assicurarne il finanziamento. Una certa presa di coscienza, unita ad un sottile desiderio di rivincita, la spinse a cambiare il suo cognome (Taillefesse) in Tailleferre (cognome della madre).
…Si è pensato troppo a lungo che l’opera della Tailleferre si riducesse ad una serie di affascinanti lavori per pianoforte composti nel periodo tra le due Guerre, e che la sua carriera di compositrice fosse conclusa con la Seconda guerra mondiale.
Ma significava ignorare o dimenticare che, oltre questi pezzettini, la Tailleferre compose soprattutto musica da camera, melodie, due Concerti per pianoforte, tre Studi per pianoforte e orchestra, un Concerto per violino, il notevole e imponente Concerto Grosso (per due pianoforti, otto voci soliste, quartetto di sassofoni e orchestra), quattro balletti, quattro opere, due operette, senza contare numerose altre opere per piccoli ensemble o grandi orchestre (come il sorprendente Concerto per due chitarre e orchestra, recentemente ritrovato e registrato nel 2004 in Germania da Chris Bilobram e Cristina Altmann).
La maggior parte di questi lavori fu scritta tra il 1945 e il 1983, anno della sua morte. Fino a poco tempo fa, una enorme parte delle sue opere maggiori è rimasta inedita. Solo recentemente ne si è potuto misurare l’ampiezza, cominciando ad assegnarle, o renderle, il posto che merita.” Wikipedia

Concerto per pianoforte e orchestra ridotto per due pianoforti:
Maciej Granat – piano
Jonathan Plowright – piano
Allegro 00:10
II Adagio 05:25
III Finale – Allegro non troppo 10:09

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Vigneto di Frassina ascolta Mozart

Ciao,

“Il Paradiso di Frassina: il vigneto che ascolta Mozart.
Nella zona di produzione del famoso Brunello di Montalcino c’è il Paradiso (di Frassina) dove i vigneti ascoltano Mozart e producono un vino celestiale.
Sembra una favola o una trovata pubblicitaria ma è tutto vero e scientifico: c’è un vigneto in Italia, a Montalcino per la precisione, dove viene diffusa tra i filari la musica di Mozart, si chiama Paradiso di Frassina e produce ottimo vino, anche grazie alle note nell’aria.

Il Paradiso di Frassina: un vigneto tra la musica
Il Paradiso di Frassina è podere risalente all’anno mille, ai piedi della collina di Montosoli, a cinque chilometri a nord di Montalcino, località rinomata per l’eccellenza vinicola italiana.

Si trova in una posizione molto appartata, dove regna pace e tranquillità e gode di una splendida vista tra un perdersi di colline seminate a pascoli, bosco, oliveto e vigneto che sfumano all’orizzonte. Facile immaginare che in un luogo simile si produca il nettare degli dei ma incredibile che arrivati tra le vigne si sentano le sinfonie di Mozart diffondersi tra tralci, acini e filari.

Mozart infatti viene trasmesso da un numero incredibile di diffusori in tutto il vigneto e tutto ciò è frutto di una seria ricerca scientifica avente a oggetto gli effetti benefici delle frequenze sonore sulla vigna, supportata dalle Università di Firenze e Pisa.
Il progetto
L’idea, la folgorazione, ma forse è meglio definirlo il sogno è partito da Carlo Cignozzi proprietario del terreno che tra il 2000 e il 2001 mise a dimora quattro ettari di Sangiovese di Brunello al ‘Il Paradiso di Frassina’ che crebbero coccolati con musiche sacre e barocche diffuse da alcune casse acustiche. Per dare un tono unico, geometrico e discreto al tessuto armonico, nel 2008 i ricercatori scelgono la musica di Mozart come unico manto protettivo dei vigneti di Brunello.

Dal 2002 in poi gli esperimenti sugli effetti delle frequenze sonore sulla “vitis vinifera”, sono condotti al Paradiso di Frassina con la collaborazione dell’ equipe del Prof. Stefano Mancuso dell’Università di Firenze per gli aspetti bio-fisiologici e del Prof. Andrea Lucchi dell’Università di Pisa per gli aspetti entomologici. Accademici che garantiscono autorevolezza al progetto e ai risultati delle analisi sulle piante sottoposte a stress sonoro.

Perché ci piace
A quest’aspetto romantico e affascinante se ne aggiunge un altro che ci sta ancora più a cuore: a Il Paradiso di Frassina si usano pratiche biodinamiche come gli inerbimenti spontanei, utili sovesci, tisane anticalura, nonché tecniche manuali di potatura e di sfoltimento della vite, per condurre la produzione a selezioni altamente qualitative. Viene bandita ogni forma di chimica: questo dimostra amore e rispetto per il territorio.

Un progetto che nasce da un sogno ma che è diventato visibile e ascoltabile, una storia così bella da scriverne un libro, “L’uomo che sussurra alle vigne” . SIMONA DENISE DEIANA
http://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/paradiso-di-frassina-il-vigneto-che-ascolta-mozart

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Ladri di carrozzelle

Ciao,

“Ladri di carrozzelle sul palco dell’Ariston (2017),
per dire a tutti che stravedono per la vita.

La band rock nata 28 anni fa è formata esclusivamente da musicisti con disabilità. Si tratta del progetto sociale più longevo del mondo musicale italiano collegato al Terzo Settore, il mondo del volontariato.

La band dedica l’esibizione a Piero Petrullo, ex della band trovato morto nei giorni scorsi nella sua abitazione alle porte di Roma. L’artista era uscito dal gruppo 7 anni fa.

L’argomento viene trattato in conferenza stampa, ma viene chiesto di mettere l’accento sulla vita e sulla parte positiva: “Sono persone che, nonostante mille difficoltà, amano vivere”, dicono dal palco.

Hanno aperto la finalissima con una canzone, “Stravedo per la vita”, che contiene un testo “necessario” per raccontare all’Italia che c’è ancora una parte della società che crede nella vita.

Paolo Falessi, direttore dei Ladri di carrozzelle, racconta come è iniziato tutto: “Lavoravo in un villaggio, mi chiedono di animare un gruppo di handicappati – come venivano definiti vent’anni fa. Ho scoperto che si trattava di un gruppo di matti e quella settimana al villaggio se la ricordano ancora tutti. Abbiamo continuato a frequentarci anche dopo, a Roma, andavamo a vedere i concerti, poi ci siamo detti: perché non li facciamo noi? Noi facciamo musica sbrock, perché siamo un po’ matti. C’erano i ladri di biciclette, che ce ne facciamo noi delle bici? Facciamo i ladri di carrozzelle”.

Sul palco dell’Ariston, il più importante d’Italia, li ha guidati il direttore d’orchestra Federico Capranica.

E’ l’ironia la cifra della loro musica: “Distrofichetto, Stravedo per la vita e tanti altri titoli che giocano sul tema della disabilità ridendoci sopra”. Fanno tantissime date in giro per l’Italia, con il sogno di costruire una casa della musica, anche per rispondere al “dopo di noi”. www.sanremonews.it

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Posizione note sulla tastiera

Ciao,

ecco come trovare le note sulla tastiera.
La tastiera è composta da una serie ininterrotta di tasti bianchi e da gruppi di tasti neri.
I tasti neri sono a gruppi di due e di tre, questo ci permette di trovare con più facilità le note sul pianoforte.
Il nome di ogni singolo tasto bianco si può trovare in relazione ai tasti neri:
Il DO si trova a sinistra del gruppo di due tasti neri
il RE si trova in mezzo al gruppo di due tasti neri
il MI si trova a destra del gruppo di due tasti neri
il FA si trova a sinistra del gruppo di 3 tasti neri
il SOL si trova fra il primo e il secondo tasto nero nel gruppo di 3 tasti neri
Il LA si trova fra il secondo e terzo tasto nero nel gruppo di 3 tasti neri
Il SI si trova a destra del gruppo di 3 tasti neri.


Le note musicali (do re mi fa sol la si) si ripetono ciclicamente sulla tastiera e  in tutto tra bianchi e neri i tasti del pianoforte sono 88.
La tastiera inizia con le note la e si poi si ripetono le sette note per sette volte formando sette scale musicali di do maggiore.

I suoni diventano sempre più acuti man mano che suoni verso destra (verso il registro acuto della tastiera),
diventano sempre più gravi man mano che suoni verso sinistra (verso il registro grave della tastiera).

Quando suoni in ordine ascendente ( le note sul pentagramma si muovono verso l’alto) le mani si spostano verso la parte destra della tastiera.
Quando suoni in ordine discendente (le note sul pentagramma si muovono verso il basso) le mani si spostano verso la parte sinistra della tastiera.

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